Creata nel 2009 da un ignoto individuo, noto con lo pseudonimo di Satoshi Nakamoto, è una valuta digitale o criptovaluta che si fonda su blockchain e processo di mining. Nel 2010 veniva scambiato per 0,003 dollari l’uno: il 20 gennaio 2025 ha raggiunto il record storico di 109 mila dollari.
Data la sua ampia diffusione, oggi è quasi considerato sinonimo di criptovaluta, ma ne rappresenta soltanto un importante esempio. Il Bitcoin è infatti una moneta digitale, la prima al mondo a vasta circolazione, completamente indipendente da banche o aziende private. A fondarla, nel 2009, un ignoto ideatore o un gruppo di lavoro che ha scelto di identificarsi con lo pseudonimo di Satoshi Nakamoto, la cui identità è ancora oggi – nonostante diversi tentativi di appropriarsene – un mistero. Nato inizialmente come mezzo di pagamento alternativo alle valute tradizionali, si basa sui principi di blockchain e mining. Nel 2010, costava 0,003 dollari ciascuno: in 15 anni ha elevato esponenzialmente il suo valore tanto da toccare, il 20 gennaio 2025, il suo record assoluto: oltre 109 mila dollari.
Bitcoin, la sua fondazione e come funziona la criptovaluta
Il valore del Bitcoin sul mercato (Getty Images).
Come detto, la rete Bitcoin è nata nel 2009 quando Satoshi Nakamoto ne ha descritto la tecnologia con un white paper scritto l’anno precedente, parlando di denaro virtuale che avrebbe consentito transazioni sicure peer-to-peer (senza operare con alcuna autorità centrale o banca) su Internet. A differenza di altri servizi, infatti, si tratta di un sistema decentralizzato che permette a due soggetti in qualsiasi parte del mondo di inviarsi reciprocamente criptovalute senza l’intervento di autorità. Ogni operazione viene tracciata sulla blockchain, che può essere descritta come una sorta di libro mastro o un registro dei fondi in entrata e uscita da una banca. In altri termini, è il “luogo” virtuale ove sono contenute tutte le transazioni operate dall’inizio della tecnologia. Distribuita sulla Rete, è accessibile a chiunque in qualsiasi momento ed è modificabile solo con la volontà e la potenza di calcolo della maggioranza.
Una rappresentazione del Bitcoin sulle banconote dei dollari (Getty Images).
Il numero di Bitcoin non può superare i 21 milioni, anche se ad oggi si ritiene che non abbiano mai superato i 9 milioni complessivi. Non è necessario acquistarne uno intero, ma anche una porzione o piccola percentuale. Come detto, oltre alla blockchain, parlando di bitcoin bisogna tenere conto anche del mining, ossia processo attraverso cui i blocchi o transazioni si aggiungono alla blockchain permettendo la creazione o estrazione di nuove unità crypto. Computer specializzati, noti anche come piattaforme di mining, applicano le equazioni necessarie per verificare e registrare una nuova transazione. Agli albori della tecnologia Bitcoin, un semplice computer desktop aveva la potenza sufficiente a consentire la partecipazione. Oggi sono necessari hardware specializzati di dimensioni enormi, spesso di proprietà di aziende o un numero elevato di singoli individui, detti miner.
Quanto vale un’unità e cosa ne determina il prezzo
Un’illustrazione dell’oscillazione di valore del Bitcoin (Getty Images).
Diversamente da altre valute come l’euro o il dollaro, il valore del Bitcoin non è stabilito da una singola entità come una banca centrale. Il suo prezzo, invece, subisce l’influenza di domanda e offerta in modo direttamente proporzionale: significa che più aumenta la domanda, più sale il prezzo della crypto; viceversa, minore sarà la richiesta più il costo sarà inferiore. Per acquistarne uno, occorre prima aprire un portafoglio virtuale dopodiché è necessario collegarsi a un sito che offre la criptovaluta in cambio di denaro fisico. È poi possibile scambiarlo o spenderlo su attività commerciali che li accettano come moneta di scambio. Nel 2010, in una delle prime valutazioni, un Bitcoin aveva un prezzo di appena 0,003 dollari: al 21 febbraio, è salito a 94.600 dollari ciascuno. Il record assoluto è però del 20 gennaio quando, forte anche dell’insediamento di Donald Trump alla Casa Bianca, ha sfondato il tetto dei 109 mila dollari.
(Teleborsa) – Il presidente degli Stati Uniti, DonaldTrump, ha ribadito la sua volontà di fare dell’America “la capitale mondiale delle criptovalute“. Intervendo a Miami alla Future Investment Initiative, Trump ha quindi sollecitato i presenti ad investire di più negli Stati Uniti. Le parole di Trump arrivano mentre un rapporto di CryptoQuant ha segnalato come la domanda in calo, l’attività vacillante della blockchain e la mancanza di afflussi di liquidità verso le criptovalute possano essere fattori in grado di far scendere le quotazioni di Bitcoin.
Nell’ultima settimana la crescita della criptovaluta ha rallentato la sua corsa dopo l’exploit di fine 2024 sulla spinta della vittoria elettorale di Trump e delle promesse di un allentamento delle briglie normative. L’analisi di CryptoQuant ha infatti mostrato la crescita della domanda è crollata a 70.000 BTC nell’ultimo periodo rispetto al picco di 279.000 BTC toccato lo scorso 4 dicembre. A gennaio la criptovaluta aveva poi raggiunto il suo record a 109.000 dollari.
Inoltre il provider ha segnalato la quasi completa scomparsa dei flussi verso gli exchange-traded fund (ETF) spot BTC, strumenti che hanno caratterizzato i precedenti rally di bitcoin.
Oggi Bitcoin viaggia intorno ai 97mila dollari con guadagni marginali – mentre su base settimanale la crescita è di poco superiore all’1% – recuperando il tonfo di martedì che lo avevano portato a 93.000 dollari. Nonostante ciò gli analisti di CryptoQuant hanno sottolineato che la pressione al ribasso persiste ancora.
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L’analisi del mercato delle criptovalute a gennaio 2025, curata da CoinEx, uno dei maggiori crypto-exchange a livello globale, ha evidenziato un mese di forte volatilità, con diversi fattori politici, economici e tecnologici a influenzare i mercati. Bitcoin ha raggiunto nuovi record, superando i 100.000 dollari e toccando il massimo storico, mentre le altcoin hanno visto una certa difficoltà nel mantenere la loro crescita a causa della liquidità assorbita dalle criptovalute legate a Donald Trump. Inoltre, il modello DeepSeek AI sviluppato in Cina ha avuto un impatto significativo sul settore delle criptovalute e della tecnologia, facendo scendere le valutazioni. Nonostante ciò, l’adozione di Bitcoin da parte delle istituzioni ha proseguito il suo percorso, anche se un rallentamento verso la fine del mese ha alimentato preoccupazioni circa una possibile fase di consolidamento.
Un inizio d’anno instabile
Bitcoin ha aperto gennaio a circa 92.500 dollari e ha chiuso il mese poco sopra i 102.000 dollari, dimostrando una notevole tenuta nonostante le turbolenze macroeconomiche. La Federal Reserve ha mantenuto i tassi di interesse tra il 4,25% e il 4,50%, in un contesto di mercato del lavoro robusto e inflazione persistente, mentre la Banca del Giappone ha aumentato il tasso di riferimento dallo 0,25% allo 0,50%. Il lancio delle meme coin ufficiali legate a Trump, tra cui la World Liberty Finance (WLFI), ha attirato molta attenzione, ma ha anche drenato risorse dal mercato, impedendo alle altcoin di decollare. Date queste condizioni, è probabile che Bitcoin possa entrare in una fase di consolidamento nel breve periodo, a meno di nuovi sviluppi favorevoli.
L’effetto Trump: meme coin e DeFi
L’influenza di Donald Trump sul mercato delle criptovalute è aumentata notevolmente. Il lancio della sua Official Trump Memecoin sulla piattaforma Meteora di Solana, aggirando i tradizionali fornitori di liquidità come Raydium, ha portato a un notevole incremento dell’offerta di stablecoin su Solana, con un aumento del 130%. Inoltre, il volume degli scambi DEX su Solana ha toccato i 258 miliardi di dollari, superando quello di Ethereum. La valutazione della meme coin di Trump ha raggiunto un picco di oltre 70 miliardi di dollari, battendo altre criptovalute simili come SHIB e PEPE. Il rally speculativo ha continuato con il lancio del token Melania, un altro progetto legato alla famiglia Trump, ma la ripetitività dei lanci ha finito per saturare la liquidità, portando a una correzione del mercato. Nel frattempo, World Liberty Finance (WLFI), un progetto DeFi legato a Trump, ha raccolto oltre 300 milioni di dollari nella fase di prevendita, dimostrando che la narrativa delle criptovalute legata a Trump non si limita alle meme coin, ma sta evolvendo anche in prodotti DeFi più istituzionali.
L’arrivo di DeepSeek AI e l’effetto sui mercati
Il lancio del modello cinese DeepSeek AI, poco prima del capodanno lunare, ha avuto un impatto notevole sia sul settore tecnologico che sulle criptovalute. Con un costo di formazione inferiore rispetto alle controparti occidentali, grazie alla sua architettura Mixture of Experts (MoE), DeepSeek ha introdotto un’alternativa più economica ed efficiente dal punto di vista computazionale. Questo ha scatenato una reazione nei mercati tecnologici, con il titolo Nvidia che è crollato del 17% in un solo giorno, mentre le criptovalute legate all’intelligenza artificiale hanno subito pesanti perdite. Sebbene l’ingresso di DeepSeek rappresenti una sfida per le tecnologie occidentali, può essere visto come un’opportunità per una ricalibrazione del mercato, potenzialmente accelerando l’adozione dell’IA e creando nuove occasioni per le criptovalute.
L’adozione istituzionale di Bitcoin
L’adozione di Bitcoin da parte delle istituzioni ha visto progressi significativi a gennaio, in particolare grazie a importanti sviluppi politici. Il presidente ad interim della SEC, Mark Uyeda, ha creato una task force per monitorare le criptovalute, e il presidente Trump ha firmato un ordine esecutivo per promuovere l’innovazione in questo settore. In Illinois, i legislatori hanno avanzato una proposta di legge per creare una riserva statale di Bitcoin, seguendo l’esempio dell’Arizona che ha integrato le criptovalute nella finanza pubblica. Anche altre istituzioni sovrane, come la banca centrale della Repubblica Ceca e il Fondo Sovrano Norvegese, hanno aumentato la loro esposizione a Bitcoin, segnando un crescente riconoscimento del valore di Bitcoin come riserva di valore.
Le stablecoin
Le stablecoin continuano a essere una parte fondamentale del mercato delle criptovalute. Si registrano forti afflussi che hanno sostenuto la struttura rialzista di Bitcoin. A gennaio, il mercato ha visto l’ingresso di circa 9,9 miliardi di dollari in stablecoin. Il trend si è consolidato nei tre mesi precedenti. Tuttavia, alla fine del mese, il rallentamento degli afflussi e un aumento della cautela hanno portato a una flessione del mercato. Questo ha suggerito che la liquidità delle stablecoin rimarrà un indicatore cruciale per il sentiment del mercato.
Le prospettive
Guardando al mese di febbraio, le prospettive per il mercato delle criptovalute dipendono principalmente dagli sviluppi istituzionali e dalle politiche regolatorie in corso. L’adozione di Bitcoin da parte delle istituzioni, l’influenza dei nuovi modelli tecnologici come DeepSeek AI e la gestione della liquidità da parte delle stablecoin saranno i principali fattori da monitorare. Con un mercato ancora incerto e una crescente volatilità, gli investitori dovranno rimanere vigili. Sarà importante adattare le strategie alle nuove dinamiche che si delineano.
Goldman Sachs ha ampliato significativamente le sue partecipazioni in ETF Bitcoin nel quarto trimestre del 2024, aumentando la sua quota nell’Ishares Bitcoin Trust ETF (IBIT) del 88% a 1.27 miliardi di dollari, secondo il suo ultimo deposito SEC. La società ha anche incrementato il suo investimento nel Fidelity Wise Origin Bitcoin Fund (FBTC) del 105%, detenendo ora 288 milioni di dollari in azioni. Mentre Goldman Sachs ha aggiustato il suo portafoglio cripto riducendo le posizioni più piccole, ha riportato una sostanziale attività sulle opzioni, compresi call options su IBIT per un valore di 157 milioni di dollari e put options su IBIT e FBTC valutati rispettivamente 527 milioni di dollari e 84 milioni di dollari. Questa mossa si allinea con una tendenza più ampia all’adozione istituzionale di asset digitali, specialmente in seguito a sviluppi regolatori favorevoli sotto l’amministrazione Trump.
La dominanza del Bitcoin è considerata una metrica chiave perchè mostra la quota di mercato del Bitcoin rispetto a tutte le altre criptovalute
La dominanza del Bitcoin è considerata una metrica chiave perchè mostra la quota di mercato del Bitcoin rispetto a tutte le altre criptovalute. Quando la dominanza aumenta suggerisce ‘fiducia’ in Bitcoin. Questo è spesso dovuto dalla sua stabilità, dalla sua adozione a livello istituzionale e dai vantaggi derivanti dalle normative applicabili. Al contrario, un calo della dominanza di Bitcoin potrebbe segnalare crescente interesse per le altcoin. Questa dinamica influisce direttamente sui prezzi delle altcoin: mentre una forte dominanza di Bitcoin soffoca la crescita delle altcoin, viceversa una bassa dominanza crea opportunità per le altcoin. Monitorare la dominanza di Bitcoin potrebbe aiutare i trader nella interpretazione dei trend di mercato aiutandoli ad adeguare le proprie strategie. Che siate neofiti o professionisti esperti nel campo delle criptovalute, sarebbe sempre bene leggere questa metrica per migliorare l’approccio agli investimenti.
Bitcoin, criptovaluta pioniera, è da tempo una pietra miliare nel mercato degli asset digitali. La sua influenza viene spesso misurata attraverso la “Bitcoin dominance”, una metrica che riflette la capitalizzazione di mercato di Bitcoin, in termini percentuali, rispetto al mercato totale delle criptovalute. Questo dato evidenzia la posizione di Bitcoin e fornisce indicazioni sulle tendenze più generali del mercato. Nel 2025, la posizione dominante del Bitcoin si aggira intorno al 55%, dimostrando la sua rilevanza di lunga durata nel panorama crittografico in continua evoluzione.
Comprendere la ‘Bitcoin Dominance’
La dominanza del Bitcoin è più di un semplice numero: rappresenta il sentimento del mercato e la fiducia degli investitori. L’aumento della dominanza, potrebbe suggerire che gli investitori stanno consolidando le loro posizioni in Bitcoin considerandolo un asset più sicuro o più stabile rispetto alle altcoin. Al contrario, un calo della dominanza potrebbe segnalare un crescente interesse per le criptovalute alternative (altcoin) come Ethereum, Cardano o Polkadot.
Fattori che influenzano la ‘Bitcoin Dominance’
Adozione Istituzionale: Le grandi aziende e gli investitori istituzionali continuano a favorire il Bitcoin grazie alla sua nomea di “oro digitale”. Vedere, ad esempio, la strategia di acquisizione multimiliardaria di Bitcoin da parte di MicroStrategy che esemplifica questa tendenza.
Chiarezza Normativa: L’incertezza sui regolamenti delle altcoin spesso spinge gli investitori verso Bitcoin, percepita come più resistente al controllo normativo.
Progressi Tecnologici: Le innovazioni come le soluzioni Layer 2 (ad esempio, Lightning Network) migliorano la scalabilità e la funzionalità della criptovaluta Bitcoin, rendendola più interessante sia per gli investitori ‘retail’ che per quelli istituzionali.
Cicli di Mercato: Storicamente, il dominio Bitcoin ha fluttuato seguendo cicli di ‘halving’ che hanno influenzato oltretutto, anche le dinamiche di domanda e di offerta. Ad esempio, l’evento ‘halving’ del 2024 denotò un’impennata sia del prezzo che della ‘Bitcoin Dominance’.
Tendenze economiche globali: Fattori macro economici come inflazione, tassi di interesse e instabilità geopolitica, hanno spinto gli investitori verso l’adozione di Bitcoin anch come mezzo di copertura contro rischi finanziari tradizionali.
Il ‘Ripple Effect’ sulle Altcoin
La ‘Bitcoin Dominance’ ha spesso avuto un impatto profondo sul mercato delle altcoin generando, nel caso di aumento della posizione dominante, la dipartita della liquidità dalle Altcoin, portandole alla stagnazione e mostrando un calo dei prezzi di questi asset. D’altro canto, la diminuzione della ‘Bitcoin Dominance’ ha creato opportunità di crescita per le Altcoin, in particolare per quelle che offrono applicazioni d’uso uniche e innovazione tecnologiche.
Ad esempio, durante i periodi di forte dominio, progetti come Ethereum potrebbero faticare ad attrarre nuovi investimenti nonostante il loro potenziale di crescita in settori come la Finanza Decentralizzata (DeFi) o i Token Non Fungibili (NFT). Al contrario, quando la posizione dominante diminuisce, le altcoin con solidi fondamenti spesso registrano significative impennate dei prezzi.
Esempio reale: Il boom delle Altcoin del 2021
Un esempio significativo di declino della posizione dominante Bitcoin si è verificato nel 2021, con ribassi al di sotto del 40%. Questo cambiamento coincise con un’impennata di popolarità delle altcoin, guidata dai progetti: Solana e Binance Smart Chain, i quali guadagnarono terreno nei mercati DeFi e NFT. Tuttavia, sia con l’aumento delle preoccupazioni relative all’applicazione delle regolamentazioni che con la riconquista della fiducia degli investitori, il Bitcoin ha riguadagnato posizioni dominanti.
Consigli pratici per i trader
La comprensione del funzionamento della ‘Bitcoin Dominance’ potrebbe essere una chiave preziosa per i trader che si muovono nel volatile mercato delle criptovalute. Ecco alcuni consigli pratici:
* Monitorare il Market Sentiment: utilizzare l’indice ‘Bitcoin Dominance’ come indicatore relativo all”appetito di rischio’. Elevata dominanza potrebbe segnalare un ambiente “risk-off” in cui gli investitori preferiscono la stabilità ai guadagni speculativi.
* Diversificare gli investimenti: sebbene Bitcoin sia considerato un asset fondamentale nel settore delle crypto, la diversificazione in altcoin promettenti potrebbe aiutare a cogliere opportunità di crescita durante i periodi di calo del ‘Bitcoin Dominance.’
* Strumenti di Trading conLeva come il Trading con i CFD: Il trading coni Contratti Per Differenza (CFD) consente la speculazione sui movimenti dei tassi senza possedere l’asset sottostante. Questo può essere particolarmente utile per capitalizzare sulle fluttuazioni a breve termine in Bitcoin dominance.
* Rimanere aggiornati sulle normative: Tenere d’occhio gli sviluppi normativi che potrebbero avere un impatto sia sul Bitcoin che sulle altcoin. Ad esempio, l’approvazione degli ETF sul ‘Bitcoin spot’ ha aumentato notevolmente la fiducia degli investitori.
Guardare avanti: Il futuro della ‘Bitcoin Dominance’
Nel 2025, diverse tendenze potrebbero determinare la traiettoria della ‘Bitcoin Dominance’:
* Momento istituzionale: con attori importanti come JPMorgan, i quali integrano la tecnologia blockchain nelle loro operazioni e gli Stati nazionali che esplorano le valute digitali, è probabile che l’adozione istituzionale supporti o addirittura incrementi la ‘Bitcoin Dominance’.
* Integrazione tecnologica: i progressi delle soluzioni WEB3 ed Intelligenza Artificiale potrebbero ridefinire il modo in cui le criptovalute vengono utilizzate e percepite, influenzando potenzialmente le dinamiche di mercato.
* Evoluzione normativa: gli sforzi per stabilire linee guida più chiare per le criptovalute potrebbero favorire l’innovazione delle altcoin o rafforzare lo status di Bitcoin quale asset digitale.
Comprendere la posizione dominante di Bitcoin è fondamentale per chiunque sia coinvolto nel mercato delle criptovalute. Che si tratti di un trader esperto o di un principiante che esplora le opportunità di trading con i CFD su piattaforme come questa, il monitoraggio di questa metrica offre preziose indicazioni sulle tendenze del mercato e sulle strategie di investimento. Rimanere informati e sapersi adattare aiuterà a navigare con sicurezza nelle complessità di questo settore in continua evoluzione.
Secondo i dati di Farside Investors, negli ultimi quattro giorni i deflussi dagli ETF Bitcoin hanno raggiunto i 647 milioni di dollari
La National Bank of Canada – una delle maggiori banche commerciali del Paese – ha manifestato un sentimento ribassista nei confronti di Bitcoin acquisendo il diritto di vendere una parte delle sue partecipazioni negli exchange-traded fund (ETF) Bitcoin.
Secondo un documento della Securities and Exchange Commission del 12 febbraio, la banca ha presentato un’opzione put per vendere oltre 1,3 milioni di dollari dell’ETF iShares Bitcoin Trust di BlackRock.
Il depositomostra inoltre che al 31 dicembre 2024 la banca deteneva oltre 94,3 miliardi di dollari in partecipazioni totali in tutte le asset class.
L’operazione put della National Bank of Canada sulle partecipazioni nell’ETF Bitcoin giungein un periodo di deflussi, in cui i mercati reagiscono alla guerra commerciale internazionale e all’incertezza macroeconomica, fuggendo dagli asset a rischio per passare a strumenti finanziari sicuri.
Attività patrimoniale dettagliata della National Bank of Canada. Fonte: SEC
I mercati reagiscono all’incertezza macroeconomica – Bitcoin in stallo e sanguinante
I dati di Farside Investors mostrano che il 10 febbraio sono iniziati i deflussi dagli ETF Bitcoin, con oltre 183 milioni di dollari in liquidità ritirati dagli investitori.
I deflussi sono proseguiti l’11 febbraio, con 56,7 milioni di dollari, e sono saliti a 251 milioni di dollari il 12 febbraio. I deflussi dagli ETF Bitcoin sono proseguiti per il quarto giorno consecutivo il 13 febbraio, con oltre 156,8 milioni di dollari in uscita dagli ETF BTC.
Di recente il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha annunciato una serie di dazi, a partire dalle tasse sulle importazioni di merci provenienti da Cina, Messico e Canada.
I dati del Consumer Price Index (CPI) pubblicati il 12 febbraio, più caldi del previsto, hanno fatto crollareil prezzo di Bitcoin al di sotto dei 95.000 $, dal momento che i mercati hanno reagito a un’impennata dell’inflazione.
Il Bureau of Labor Statistics degli Stati Uniti ha riferito che nel gennaio 2025 l’inflazione ha raggiunto il 3%, lo 0,1% in più del previsto.
L’aumento dell’inflazione indica che è improbabile una riduzione dei tassi d’interesse a breve termine da parte della Federal Reserve per rallentare i prestiti e riportare l’inflazione all’obiettivo del 2%.
L’aumento dei tassi di solito è una cattiva notizia per i mercati, in quanto l’accesso al credito a basso costo, che alimenta l’acquisto di asset e sostiene i prezzi, si riduce.
Ieri, Barclays Bank, conun deposito alla SEC, ha rivelato di possedere partecipazioni in ETF su Bitcoin per 131 milioni di dollari.
Secondo la documentazione presentata all’agenzia americana, la banca che ha sede nel Regno Unito al 31 dicembre deteneva 2.473.064 azioni IBIT, il titolo dell’ETF su Bitcoin di BlackRock.
Barclays e ETF su Bitcoin spot
Sebbene Barclays abbia già preso in passato iniziative legate al settore crypto, per quanto si sapesse non aveva mai investito incriptovalute.
Invece a fine 2024, probabilmente spinta dalla salita del valore di BTC innescatasi con la vittoria elettorale di Donald Trump, ha deciso di esporsi.
Non lo ha fatto acquistando direttamente BTC, ma acquistando sul mercato regolamentato un asset regolamentato come IBIT. Di fatto ha comunque preso posizione suBitcoin, anche se ha scelto di non detenere direttamente i BTC.
Le altre istituzioni bancarie
Prima di Barclays già altre istituzioni bancarie avevano scelto di prendere posizione su Bitcoin.
Si tratta di una vera e propria tendenza riguardante l’adozione istituzionale di prodotti correlati alle criptovalute, anche se è un trend ancora agli inizi e per ora con volumi decisamente contenuti, trattandosi di grandi istituzioni finanziarie.
Oltre a Barclays ad esempio tra le altre grandi istituzioni bancarie sono note le posizioni su Bitcoin aperte da Goldman Sachs e JP Morgan.
Curioso che siano entrate proprio mentre ilprezzo di Bitcoinera diretto verso nuovi massimi storici, e non ad esempio nei mesi precedenti quando il prezzo era ampiamente inferiore ai 70.000$.
Sta di fatto comunque che i grandi investitori hanno deciso lo stesso di cogliere l’opportunità di capitalizzare l’aumento di valore di Bitcoin, anche se hanno scelto di non possedere direttamente i BTC.
Goldman Sachs ha registrato un aumento del 121% dei suoi investimenti in ETF su Bitcoin, portando la sua posizione totale addirittura a 1,57 miliardi di dollari.
Anche JPMorgan recentemente ha segnalato un aumento della sua esposizione a BTC, anche se la sua posizione non arriva nemmeno a un milione.
Quindi l’eccezione è Goldman Sachs, che dichiara di avere posizioni aperte in diversi ETF su Bitcoin, in aumento addirittura del 121% rispetto al terzo trimestre del 2024. Anche in questo caso però il grosso è costituito da azioni IBIT.
Gli ETF e Bitcoin
Come si comprende bene, sono stati proprio gli ETF a consentire a queste istituzioni bancarie di prendere posizione su Bitcoin.
D’altronde nel solo mese di gennaio 2025 gli ETF su Bitcoin statunitensi hanno registrato un afflusso complessivo di 5 miliardi di dollari. Secondo una previsione di Farside Investors, il totale degli afflussi nel 2025 potrebbe anche arrivare a superare i 50 miliardi.
Il protagonista principale di questo mercato è proprio IBIT di BlackRock, con ben 3,2 miliardi di dollari di afflussi netti nel solo mese di gennaio. In seconda posizione c’è FBTC di Fidelity con 1,3 miliardi.
Gli investitori istituzionali e Bitcoin
A dire il vero ormai sono anni che gli investitori istituzionali si interessano a Bitcoin.
Tuttavia fino a gennaio 2024 facevano fatica a trovare metodi a norma di legge per acquistare e detenere BTC. Con gli ETF spot hanno trovato la soluzione definitiva.
Per questo l’interesse degli investitori istituzionali nei confronti Bitcoin è in continua crescita, con un aumento significativo degli investimenti e dell’adozione negli ultimissimi anni.
Anzi, ormai a volte sono gli stessi gestori patrimoniale come BlackRock ad offrire ai loro clienti la possibilità di investire indirettamente in BTC grazie ai loro ETF.
Il fatto è che Bitcoin tende ad essere scorrelato, o relativamente poco correlato, all’andamento dei mercati tradizionali, offrendo in questo modo un’opportunità di diversificazione del portafoglio. Inoltre può consentire di ottenere rendimenti significativi con investimenti contenuti, perlomeno in teoria.
Il problema principale per gli investitori istituzionali è proprio la regolamentazione, più che la volatilità, in particolare per quanto riguarda negli USA l’incertezza normativa. Ciò fa pensare che probabilmente se da un lato siano già molte le istituzioni bancarie che hanno iniziato ad interessarsi a BTC, potrebbero essercene ancora tante che non hanno deciso di esporsi.
Sono 20 gli stati che hanno proposte per avviare una riserva Bitcoin. Numeri e pericoli.
È vero, ci sono tanti stati degli USA che hanno proposto, a qualche livello, di avviare delle riserve strategiche in Bitcoin. Sono 21, ne ha recentemente parlato Matthew Sigel di VanEck e potrebbero portare in cassa la bellezza di 242.000 Bitcoin, se dovessero essere tutte approvate. Si tratterebbe più circa la metà di quanto ha accumulato già Michael Saylor e di una somma che – se confermata – potrebbe davvero dare una spinta al prezzo di Bitcoin.
I se per ora però sono tanti. E andranno analizzati prima di abbandonarsi a facili entusiasmi e prima di dare credito a chi sta parlando della questione come se sia già una cosa fatta.
C’è la possibilità che diversi stati si dotino di una riserva in Bitcoin? Sì. Lo faranno tutti? Probabilmente no. Sarà un processo lungo? E cosa comporterà?
L’assalto degli stati nazionali a Bitcoin
È una questione che piace più chi vuole vedere il prezzo diBitcoincontinuare a salire che a chi vede BTC come uno strumento che da certe questioni dovrebbe mantenersi separato.
Tuttavia, data la natura incensurabile di Bitcoin, non è possibile decidere chi può detenerlo e chi no. E no, la cosa non sarà un problema. Ma torniamo al punto principale: ci sono circa 20 proposte di legge negli USA che vorrebbero introdurre una riserva di BTC a livello di singolo stato.
Sono proposte diverse, non sempre avanzate da senatori o membri dei congressi nazionali che hanno grande seguito, ma che comunque segnalano un cambio importante in termini di sentiment per questo tipo di prodotti.
Qui Matthew Sigel di VanEck ha offerto un pratico riassunto, che tiene conto di quanto è incluso nelle leggi – e che fa anche una stima di quanti Bitcoin potrebbero finire, complessivamente, nelle casse dei singoli stati.
Si tratta di poco più di 240.000 Bitcoin, per un controvalore superiore a 23 miliardi di dollari. Una somma importante anche per un mercato ricco e liquido come quello di Bitcoin. Prima però di fare i conti della serva, è bene ricordare almeno un paio di punti.
Il primo è che non tutte quelle leggi passeranno e che al momento nessuna è ancora passata, per quanto alcune stiano andando avanti.
Il secondo è che eventualmente gli acquisti avranno un piano diluito nel tempo – nel grosso dei casi – cosa che potrebbe ridurre la pressione esercitata sulla domanda.
È un buon segnale?
Se dovessero passare anche il 10% di quelle proposte, si tratterebbe di un ottimo passo avanti per Bitcoin in qualità di asset, sia perché ci saranno entità con patrimoni importanti ad investire pubblicamente, sia perché quei BTC dovranno essere tolti dal mercato.
Sul funzionamento di Bitcoin in quanto tale, ricordiamo a tutti – anche agli scettici – che il funzionamento di BTC non dipende da chi detiene il coin. E che dunque, fortunatamente, cambierà poco o nulla.
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Anonimo
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